Il Green Deal della Comunità Europea prevede normative stringenti per la produzione e lo smaltimento dei prodotti tessili. Tuttavia grazie al PNRR sono stati stanziati 125 milioni di euro di fondi pubblici e privati per la ricerca e l’innovazione tecnologica nel settore dell’abbigliamento mentre a sostegno delle imprese è disponibile un budget complessivo di 750 miliardi di euro. Ne scrive per noi Erminia D’Itria, ricercatrice e docente al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano   

di Erminia D’Itria

L’impatto ambientale del settore tessile e della moda è di una gravità ormai riconosciuta per l’ecosistema Terra. La produzione tessile contribuisce in modo significativo al 20% dell‘inquinamento idrico globale e il lavaggio dei capi sintetici rilascia il 35% di microplastiche primarie nell’ecosistema. Inoltre, l’industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni di carbonio a livello globale. I cittadini europei, consumando quasi 26 kg di prodotti tessili all’anno, smaltiscono circa 11 kg, principalmente tramite incenerimento o deposito in discarica (87%). 

Questi dati, tutti forniti dal Parlamento Europeo, evidenziano l’urgente necessità di affrontare le sfide ambientali correlate alla produzione e allo smaltimento degli articoli tessili. 

Proprio per far fronte a tali sfide, le principali istituzioni dell’Unione Europea (Commissione, Consiglio e Parlamento) hanno introdotto lo scorso anno un nuovo piano di azione e stabilito le norme che, nell’ambito del Green Deal e della strategia tessile europea, dovrebbero avere un impatto più marcato sul settore tessile-moda. 

Il regolamento Ecodesign (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation), approvato dal Parlamento europeo nel luglio 2023, punta a rivoluzionare in modo radicale l’approccio alla produzione dei prodotti tessili, dei capi di abbigliamento e degli accessori, imponendo alle imprese della filiera made in Italy una serie di modifiche rilevanti nella loro attività: dalla progettazione dei capi al fine vita. 

Il testo su cui le tre istituzioni hanno trovato un accordo a inizio dicembre ha un orizzonte di medio termine, entro il 2030, e ha l’obiettivo di rendere i prodotti più durevoli (e quindi non solo realizzati con materiali più resistenti, ma anche facili da riutilizzare, aggiornare, riparare e riciclare), di tracciare la filiera il più possibile e impedire lo smaltimento incontrollato delle produzioni. 

I prodotti sostenibili diventeranno la norma, consentendo ai consumatori di risparmiare energia, riparare e fare scelte ambientali intelligenti quando fanno la spesa. Vietare la distruzione di prodotti tessili e calzature invenduti contribuirà anche a un cambiamento nel modo in cui i produttori di fast fashion producono i loro beni. 

Le maggiori criticità, nell’adozione di questo quadro, sono state identificate nel coniugare la progettazione ecocompatibile del prodotto e della gestione di tutto il ciclo di vita con la circolarità. Di base, infatti, capi e accessori dovranno essere realizzati con materiali durevoli e in modo che, una volta giunti al fine vita, possano essere riciclati o riutilizzati. 

Seguendo queste direzioni, l’obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR è di favorire rapidamente la transizione delle nostre aziende italiane verso un modello più sostenibile, promuovendo l’economia circolare, il riciclo, l’ecodesign e l’adozione di eco-prodotti, inclusi quelli nel settore della moda. 

Ne è un esempio, lo sforzo per istituire un hub di riciclo a livello europeo e nazionale per gestire e riciclare gli scarti di lavorazione, pre e post consumo, e i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata della frazione tessile. Prato, pioniere del riciclo tessile in Italia, ha già avviato il primo textile hub, utilizzando proprio le risorse del PNRR. 

In questo contesto, MICS – Made in Italy Circolare e Sostenibile – ha ricevuto un totale di 125 milioni di euro di fondi pubblici e privati per la ricerca e l’innovazione tecnologica dei settori Abbigliamento, Arredamento e Automazione-Meccanica in ambito di sostenibilità ed economia circolare. 

MICS è un Partenariato Esteso finanziato dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e raccoglie al suo interno 12 partner pubblici e 13 partner industriali che operano in vari comparti. 

Organizzando la ricerca in otto aree tematiche, definite come Spoke, MICS affronta in modo prioritario le sfide legate ai modelli di design, produzione e consumo, nonché al ciclo di vita dei materiali, dei prodotti e delle tecnologie di produzione. L’obiettivo è orientarsi verso modelli più sostenibili e circolari. In particolare, chi scrive è parte dello SPOKE 2: “Strategie di eco-design: dai materiali ai sistemi prodotto-servizio (PSS)” guidato dall’Università degli Studi di Firenze.

Le attività di ricerca sono volte a favorire lo sviluppo sostenibile e circolare della filiera della moda. Sul piano scientifico,  nello specifico, supportano tutte le attività di ricerca volte a sviluppare: nuovi prodotti sostenibili e soluzioni tecnologiche per la trasformazione e valorizzazione degli scarti delle industrie di settore; soluzioni tecnologiche per la minimizzazione dell’impatto ambientale da queste determinato; soluzioni tecnologiche per la funzionalizzazione degli articoli moda; la promozione di approcci volti a garantire la tracciabilità e l’autenticità dei prodotti, anche attraverso il ricorso a diverse tipologie di tecnologie abilitanti, come le biotecnologie.

I progetti portati avanti vogliono supportare un necessario cambio di prospettiva implicando l’abbandono di vecchie abitudini, come l’acquisto smodato di nuovi capi a prezzi competitivi, in favore di stili di vita consapevoli, orientati  all’ambiente, alle comunità e al benessere delle persone. Per le imprese, sono disponibili opportunità di finanziamento attraverso bandi a cascata e finanziamenti tematici, con un budget complessivo di 750 miliardi di euro, che si estende fino al 2026, al fine di fornire sostegno alle aziende.

Affinché la sostenibilità non sia più considerata come una tendenza passeggera nell’industria della moda ma diventi una componente essenziale delle normali pratiche aziendali, è cruciale delimitare chiaramente il significato di “sostenibilità” nel contesto della moda. Come discusso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) può svolgere un ruolo significativo nel contribuire, attraverso i suoi progetti, alla definizione di strumenti e incentivi che plasmeranno un settore moda rinnovato, veramente in linea con gli obiettivi stabiliti dal Green Deal Europeo.

Erminia D’Itria Assistant professor, Dipartimento di Design, Politecnico di Milano è tra i docenti del Corso di Alta Formazione della moda sostenibile Out of Fashion