Come si inseriscono le complesse – e anche scomode!-  tematiche della moda sostenibile nel contesto di una fiera riservata agli operatori di settore? Ce lo racconta Marina Savarese di Sfashion-net che con Guya Manzoni ha ideato per Milano Fashion&Jewels uno spazio espositivo che si presenta come una coloratissima giungla dove scoprire i brand e i designer pionieri del cambiamento in atto nel fashion system
di  Marina Savarese

Quando dalla fiera Milano Fashion&Jewels hanno contattato noi di Sfashion-net per realizzare il concept dell’Area Trend dell’edizione di Febbraio (18-21), ci siamo piacevolmente stupite. Affidare a noi il racconto della sostenibilità, posizionando queste tematiche all’ingresso del Padiglione 10 in un’ampia zona dedicata, è stata una scelta audace. Da sempre il nostro stile comunicativo si distingue da quello di tutte le realtà nazionali che trattano di questi temi, anche solo in termini di palette colori! 

Abbiamo accettato volentieri la sfida e abbiamo pensato di trasportare gli avventori (compratori e addetti ai lavori), nella “giungla” della sostenibilità. Welcome to the Jungle of Sustainability è un percorso espositivo che nasce per celebrare l’innovazione e la creatività della sostenibilità, con l’obiettivo di trasformare la complessità dei concetti legati a questo mondo in un cammino  luminoso, accessibile e, naturalmente, a tinte forti.

Concetti e parole. Quelle che si usano per sentito dire, che si leggono ma non si visualizzano, che si avvicinano ma non si approfondiscono. Ecco perché, per iniziare il nostro percorso, abbiamo deciso di partire proprio dalle parole della sostenibilità: termini dentro i quali gli avventori sono invitati ad entrare fisicamente; una suggestione visiva fatta di parole e tessuti colorati che cadono dal soffitto evocando atmosfere e colori tropicali;  una  giungla nella quale ci si può perdere o immergere per approfondire. 

Ed è qui, con il coraggio di andare oltre, che inizia il viaggio: un’esplorazione che comincia a farsi più chiara grazie ad una mappa grafica ideata per fare luce (e dare colore) sui temi della sostenibilità. Un muro teorico dal quale partono le vie che accompagneranno all’esplorazione della pratica o meglio, delle pratiche di una moda alternativa che non è solo belle parole e concetti innovativi, ma progetti e prodotti concreti, che si possono guardare e toccare.

Milano Fashion&Jewels

Il pannello che introduce al percorso di “Welcome to the Jungle of Sustainability”

Parte così la vera scoperta, dei pionieri dell’upcycling, degli innovatori, di coloro che fondono tradizione e novità, delle tecniche sartoriali che si uniscono alla mente visionaria di nuove (e meno nuove) generazioni di designer provenienti da tutta Italia.

Abbiamo fatto un’accurata selezione di marchi e stilisti indipendenti, figli di quel sottosuolo alternativo al fast fashion e al lusso che troppo spesso passa inosservato, ma che rappresenta la vera alternativa sostenibile ai modelli produttivi che si trovano attualmente nel mercato. Realtà che esistono e lavorano da tempo, che hanno saputo trasformare le loro visioni in progetti e prodotti che rappresentano, ad oggi, l’eccellenza in campo slow fashion.  

Si passa dal sartoriale estremamente curato in ogni singolo dettaglio di AB di Alessia Barbarossa a quello eclettico de Lo Spaventapasseri, per arrivare ai cavi elettrici trasformati in pezzi di design di Pig’Oh. La tradizione calzaturiera toscana di Mario Doni a fianco dei maestri cappellai di Vimercate partner del progetto di Raw Hat; la modularità pratica e senza genere di Resilia che abbraccia lo zero waste elegante di Zerobarracento. E poi i mille volti dell’upcycling: i materiali inusuali come le reti da pesca diventano le calzature dallo stile originale di Verdura Shoes, mentre le vele dismesse si trasformano in borse e complementi d’arredo grazie alle mani e alla precisione di Silvia di Rivelami; Arti.ficio recupera gonfiabili pubblicitari per farne capi spalla, mentre Frii salva le lenzuola inutilizzate degli alberghi per reinterpretare in molti modi la classica camicia bianca. Ma c’è anche chi, come Francesca Marchisio, i capi li smonta e li riassembla, trasformandoli e dandogli una nuova forma ed una lunga vita.
Il recupero dei materiali è alla base anche dei progetti toscani di Rifò e Lo Fo Io, che hanno abbracciato l’universo dei cenciaioli e creato una vera catena di valore per collezioni di maglieria che usano filati rigenerati Made in Prato!
Rigenerare ma anche riparare, come fa Di Sana Pianta, che restaura scarpe con un tocco moderno e dal design innovativo. L’innovazione dei materiali è invece alla base delle sneakers di Id.Eight, che ha scelto i bio-materiali per le sue calzature che uniscono colore e nuove tecnologie. Naturali le tinture di Emina, che ci ricorda con i suoi capi che le alternative ai colori sintetici ci sono da millenni e rappresentano un’alternativa ancora percorribile. Una panoramica che illustra e racconta come la moda sostenibile si fa, concretamente, al di là delle teorie e dei discorsi accademici. 

Una volta aperti gli occhi e chiarite le idee, una volta appurato che il mondo è bello e anche vario, pure quello della moda, non si può tornare indietro. Si può solo andare avanti, a piccoli passi, con una nuova coscienza (si spera)! 

Ecco perché la parte conclusiva di questo percorso si conclude con un invito, una domanda e un imperativo: inizia il cambiamento! Agisci ora! Riflettere, fare, porsi e porre questioni, anche scomode, che possano far evolvere e animare la discussione.
Da dove vuoi iniziare a cambiare?
Quali sono i temi che ti sono rimasti più impressi?
A cosa farai attenzione la prossima volta che farai un acquisto?

Piccoli spunti ai quali i visitatori sono invitati a contribuire lasciando il proprio punto di vista nero su bianco, in maniera assolutamente analogica (sì, con carta e penna!), rendendo viva ed animata l’installazione, dando continuità alle tematiche affrontate. Perché, una volta che quel sassolino scomodo è entrato nella scarpa, non si può più camminare come se nulla fosse. O almeno, noi speriamo che sia così…

Welcome to the Jungle of Sustainability” è un progetto ideato e creato da Guya Manzoni e Marina Savarese, fondatrici di Sfashion-net

Milano Fashion&Jewels – Fiera Milano Rho – 18-21 febbraio 2024
Area Trend – Padiglione 10.

Marina Savarese è una fashion designer che ha dedicato la sua attività alla moda alternativa, etica e sostenibile, a progetti  creativi, corsi e workshop. Già docente di Visual Merchandising al Polimoda di Firenze, è autrice di un saggio di controtendenza e consapevolezza sulla moda “Sfashion” (Morellini, 2016). Dal 2020 è co-founder di  Sfashion-net, un network dedicato a micro-imprese e brand indipendenti con un’impronta slow+sartoriale+sostenibile+social+soul e di W(e)ave Magazine, la prima rivista italiana dedicata interamente alla slow culture.