Dal collettivo Trama Plaza una mostra che affronta il tema della condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del tessile attraverso abiti realizzati da designer di moda sostenibile elaborando le divise da lavoro di aziende del Made in Italy

di Paola Baronio

Avete tempo fino all’11 febbraio per visitare “Alla moda dal 1948”, la mostra dedicata ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori della manifattura italiana del tessile, abbigliamento e pelletteria che si tiene al Seicentro di Milano, uno spazio affacciato su una piazza che salda il contesto “cool” di zona Savona-Tortona con la realtà molto meno luccicante ma altrettanto vivace dei quartieri Giambellino e Lorenteggio.

Alla moda dal 1948

Attivisti della moda sostenibile con la giacca di Irene Labella che ha ispirato la mostra. Gli scatti sono di Agnese Morganti

Realizzata dall’associazione no profit Trama Plaza, con la direzione di Erica Brunetti e la curatela editoriale di Laila Bonazzi, “Alla moda dal 1948” racconta la condizione dei lavoratori del tessile attraverso sette abiti realizzati con processi di upcycling, derivati da sette divise da lavoro ed elaborate dalla sensibilità, l’impegno sociale, l’arte sartoriale di sette stilisti selezionati tra i più noti nel panorama della moda sostenibile.

Alla moda dal 1948 i designer

I fashion designer che hanno partecipato all’esposizione: da sinistra Dennj, Bennu, Giorgia Andreazza, Camilla Carrara di Zerobarracento, Fabrizio Consoli di Blue of a Kind, Flavia La Rocca, Martina Boero di Cavia

Bennu, Blue of a Kind, Cavia, _Dennj, flavialarocca, Giorgiandreazza, Zerobarracento sono stati chiamati a reinventare le divise da lavoro donate da aziende tessili esempi d’eccellenza del Made in Italy per farne delle opere che, attraverso prospettive diverse,  hanno dato voce ai diritti dei lavoratori.

Alla moda dal 1948

La giuria del contest: da sinistra sarà Sozzani Maino, Debora Lucchetti, Francesca Rulli, Paola Baronio, Monica Del Grosso, Melanie Duhamel, Tania Gianesin, Silvia Gambi

Le divise – fornite da Gruppo Florence, Lanificio dell’Olivo, Maifattura Sesia, Achille Pinto, Albini Group, Conceria Montebello, Cangioli 1859 –  sono state anche al centro di un contest di upcycling e creatività sartoriale in cui una giuria ha decretato lo stilista vincitore di un premio in denaro. Ci ha fatto molto piacere essere state invitate da Trama Plaza in rappresentanza di Connecting Cultures e Out of Fashion a farne parte.  

Alla moda dal 1948 Falavialarocca

L’abito di Flavialarocca

Ha vinto di stretta misura Flavia La Rocca che ha elaborato il camice bianco del Cotonificio Albini per la creazione un capo modulabile che diventa un mini abito trasformabile in gonna e top con un pannello-strascico staccabile. Un abito ispirato alle madri e donne che lavorano: “Una condizione che io stessa vivo in prima persona – ha detto la designer, madre di tre figli  -. Durante la lavorazione di questo capo non ho potuto fare a meno di pensare a tutte le donne coinvolte nella manifattura globale della moda, che spesso lavorano 12 ore al giorno senza percepire un salario dignitoso che possa mantenere la propria famiglia. Questo capo non lo dedico più a me, ma a loro. Anzi a tutte noi” ha concluso La Rocca.
Gli abiti di Giorgia Andreazza e Dennj Malaguti si sono classificati al secondo e terzo posto rispettivamente.
Per tutti i fashion designer un premio di partecipazione, che consiste in una sessione di formazione su tematiche legate ai diritti umani nel mondo del lavoro, in particolar modo nella catena di fornitura e produzione tessile e dell’abbigliamento che sarà tenuta da Deborah Lucchetti, coordinatrice nazionale Campagna Abiti Puliti, e Priscilla Robledo, lobby and advocacy coordinator Campagna Abiti Puliti coalizione italiana.

Alla moda dal 1948

La designer Giorgia Andreazza con la sua opera: “Rispetto, Riconoscenza, Remunerazione equa” derivata dalla divisa della Conceria Montebello

Il concept della mostra è ispirato a “Since 1948” un’opera realizzata da Irene Labella, membro dell’Umbria del collettivo Trama Plaza che su una vecchia giacca da lavoro ha ricamato con la macchina da cucire, in tre giorni, due articoli a tema lavoro della Costituzione Italiana, entrata in vigore nel 1948. La giacca è parte integrante della mostra ed è esposta, fuori concorso, insieme agli altri lavori.

Alla moda dal 1948

Un dettaglio del capo di BENNU, “Mi sono dimenticato di vivere” derivato dal camice di Gruppo Florence

L’allestimento espositivo di “Alla moda dal 1948” comprende anche un’installazione con gli scatti realizzati in  preparazione della mostra durante un workshop di fotografia con gli abitanti del quartiere Giambellino guidato dalla fotoreporter Agnese Morganti. I partecipanti hanno indossato le divise già rielaborate dagli stilisti e sono stati fotografati nelle botteghe storiche e nei luoghi significativi del loro territorio, coinvolgendo quindi anche altri cittadine e cittadini del quartiere. 

Alla moda dal 1948

L’interpretazione dell’abito DML – Donna, madre, lavoratrice di Zerobarracento

Un ulteriore elemento valoriale di un progetto che ha proposto i principi che sottendono alla moda consapevole attraverso la creazione e l’elaborazione artistica, con una visione autenticamente aperta e partecipata. La cifra distintiva di Trama Plaza,  nata per promuovere la moda sostenibile attraverso l’arte, si è confermata anche in questa occasione.  “Alla moda dal 1948” è una mostra da non perdere!

Le immagini di questo articolo sono di Emanuela Testa e Daniele Lazzaretto

Paola Baronio è una giornalista professionista con una lunga esperienza nell’editoria e nell’informazione online. Da 10 anni si è specializzata sui temi della moda etica. È tra gli autori di Fashion Change, il libro sulla moda consapevole e sostenibile edito da Connecting Cultures e tra i docenti della Masterclass di Out of Fashion dedicata alla Comunicazione. Nel 2014 ha aperto il blog di lifestyle lamiacameraconvista.com.