Con una produzione sempre più diffusa e poco trasparente, l’industria dei jeans è notoriamente una delle più impattanti a livello ambientale. Tuttavia è anche in atto un percorso di consapevolezza da parte di un’imprenditoria responsabile che investe in tecnologia e innovazione per rendere attuabile il cambiamento e dare un futuro al pianeta e alla moda

di Camilla Carrara

A gennaio 2023 Altroconsumo ha pubblicato un’inchiesta sulla debordante produzione del jeans nel mondo andando ad evidenziare problematiche e soluzioni attualmente in atto. “Il jeans – scrive Altroconsumoè tra gli indumenti più diffusi, eppure i trend di vendita sono ancora in ascesa. Una bomba ecologica, e non solo perché di jeans se ne producono e se ne comprano troppi. Il denim è un problema in sé, dal momento che figura nella lista dei capi d’abbigliamento a maggiore impatto ambientale. Per tanti motivi: i 7.000 litri d’acqua che in media occorrono per produrne un paio; il consumo di suolo e l’uso di pesticidi e fertilizzanti necessari alle coltivazioni di cotone (il denim è tela di cotone); la soda caustica, la formaldeide, l’acido cianidrico e tutte le sostanze tossiche usate nella produzione di coloranti sintetici che servono a tingerlo; il permanganato di potassio, che dà ai jeans nuovi un aspetto già vissuto, ma che può causare danni ai polmoni dei lavoratori. E naturalmente per gli impatti sociali, dato che la produzione avviene principalmente in Paesi (Cina, Messico, Turchia e Bangladesh) in cui i salari sono da fame e i diritti dei lavoratori non garantiti”.

E’ uno scenario quasi apocalittico che tuttavia ha concrete possibilità di cambiamento grazie al fiorire di tante iniziative e realtà  “responsabili” che si sono attivate in seguito  al progetto Jeans Redesign della Fondazione Ellen MacArthur che nel 2019 ha messo a punto precise linee guida per realizzare jeans circolari, cioè duraturi, progettati per avere più vite, realizzati con materiali sicuri e facilmente riciclabili limitando il più possibile l’uso di risorse naturali.

Gli ultimi mesi dell’anno in corso sono stati palcoscenico di tre importanti eventi dedicati al mondo del denim:

GenovaJeans, tenutasi dal 5 all’8 ottobre: oltre 100 appuntamenti pubblici in circa 50 location tra la via del Jeans e il jeans district, nel cuore di un centro storico “tinto di blu” e multietnico.

Kingpins Amsterdam, in scena il 18 e 19 ottobre: evento di riferimento per la community del denim contemporaneo nato nel 2004 a New York come punto di incontro dell’industria denim.

Denim Première Vision, tenutasi a Milano il 22 3 23 novembre: fiera itinerante dedicata al mondo del jeans.

Da un’analisi dei tre eventi è evidente come la responsabilità sia l’elemento comune delle ultime innovazioni del settore. Una fase di forte fermento e trasformazione che vede fiorire sempre più soluzioni verso una produzione eco-responsabile e innovativa. 

Denim Première Vision per esempio ha posto un forte accento sulle iniziative degli operatori nel settore dell’innovazione, con l’utilizzo di materiali di nuova generazione come il brandizzato CIRCULOSE®, una polpa da dissoluzione realizzata al 100% da scarti tessili, per la produzione di fibre artificiali come viscosa, lyocell e altre; REFIBRA™, che trasforma gli scarti di cotone provenienti dalla confezione dei capi in polpa di cotone che, insieme a quella del legno, viene utilizzata per creare nuove fibre vergini di Tencell/Lyocell™. Grande attenzione anche sulle potenzialità dei pigmenti naturali, come la tintura ‘BioBlack’, ottenuta da scarti di legno certificati FSC e ancora sui processi di agricoltura rigenerativa per rigenerare appunto gli ecosistemi naturali, ristabilire la biodiversità e preservare la qualità dei terreni.

Genova Keans

Uno degli spazi di GenovaJeans

I brand stanno comunicando apertamente le loro pratiche di produzione, incoraggiando una connessione più profonda tra il consumatore e il prodotto. Conoscere la storia dietro ogni jeans crea una relazione emotiva, trasformando l’atto di indossare un capo di denim in un atto consapevole e significativo.

Di seguito quindi un’analisi di proposte di jeans sostenibili ed innovativi suddivisi per strategia di progettazione:

DESIGN FOR LOW WASTE
RECONSTRUCTION

Blue of a Kind offre prodotti realizzati esclusivamente con prodotti vintage lavorati artigianalmente con l’utilizzo di avanzi e surplus reperiti e attrarverso una selezionata rete di fornitori in tutta Europa.

Il progetto “Rigenera i tuoi jeans” di Regenesi parte da materiali di post-consumo trasformandoli in oggetti e accessori moda carichi di valore affettivo ed etico dal design innovativo e completamente sostenibile: borse, pochette, marsupio, zaino o pochette.

UPCYCLING
Andrea Grossi sviluppa proposte utilizzando tessuto leftover proveniente da Isko (il più grande produttore di denim a livello mondiale), simulando il lavaggio attraverso un trompe l’oeil  evitando utilizzo di acqua e prodotti chimici che solitamente vengono utilizzati per la corrosione del tessuto e realizzato ad aerografo in collaborazione con il collettivo Sfero Design.

ZERO WASTE
Zerobarracento offre una capsule in jeans prodotto da Berto Industria Tessile con l’innovativo filato ECOTEC® prodotto a partire da materiali pre-consumo. Tutti i prodotti sono confezionati in Italia e sviluppati con la modellistica zero-waste che elimina gli scarti di produzione.

DESIGN FOR RECYCLABILITY
The Blue Suit with ROICATM by Asahi Kasei rappresenta la  fusione del denim con il design tradizionale dell’abito e la sartoria. È  il primo marchio svizzero di denim ad aver ottenuto la certificazione di circolarità Cradle to Cradle. Nel settembre 2022 il lancio della prima collezione certificata Cradle to Cradle®: la Black Collection. Da allora, il numero di modelli certificati ha avuto un implemento del 400%. I tessuti utilizzati sono della collezione Candiani Denim che impiega ROICA™ V550 come fibra stretch degradabile.

Candiani Denim ha presentato COREVA™, una tecnologia brevettata che sostituisce il tipico elastomero sintetico nei jeans elasticizzati con un elastomero naturale con la proposta dei primi jeans al mondo completamente compostabili. Questi jeans non solo si biodegradano ma diventano compost, permettendo così di fertilizzare nuove materie prime naturali con il minimo impatto sull’ambiente.

DESIGN FOR LONGEVITY
Blue Blanket utilizza denim di altissima qualità 100% cotone e realizza capi RAW non lavati industrialmente con la raccomandazione ai clienti di indossarli più a lungo possibile limitando il lavaggio per mantenere il distintivo aspetto raw e conservare la tonalità indigo. Il messaggio è nella storia del capo.

Zerobarracento jeans

La capsule in jeans di Zerobarracento, prodotta da Berto Industria Tessile con l’innovativo filato ECOTEC® realizzato con materiali pre-consumo

DESIGN FOR LOW IMPACT MATERIALS
Diesel Rehab Denim nuovissima linea DIESEL, che utilizza un tessuto composto da fibre di cotone riciclate, parzialmente recuperate da tessuti Diesel esistenti, ed elastane riciclato, uniti a Lyocell by TENCELTM x REFIBRA® . Per la tintura viene utilizzata una tecnoclogia (Dry Indigo® by Tejidos Royo) che previene l’uso di acqua con un risparmio nell’utilizzo di prodotti chimici fino all’89% e trattamenti innovativi per la creazione di effetti stone washed, bleached, marmorizzati.

I jeans Mud jeans contengono fino al 40% di cotone riciclato post-consumo con l’èobiettivo di raggiungere la percentuale del 100%. Molto attenta ed accurata la selezione dei fornitori a garanzia del benessere e del rispetto di tutti i soggetti coinvolti nella produzione.

GimmiJeans ha realizzato una collezione con un denim in canapa cotonizzata, una capsule collection con canapa secolare, coltivata e tessuta a Vicenza quasi 120 anni fa dalla bisnonna del fondatore e un tessuto jacquard con effetto gessato sempre in canapa e cotone. Inoltre, un tessuto realizzato con la canapa coltivata e lavorata in modo artigianale dall’azienda stessa a Vicenza.

Pure Denim with BEMBERG™ by Asahi Kasei: la collezione “Blue di Cupro” comprende tessuti realizzati con Bemberg™, un materiale esclusivo di nuova generazione derivato  dalla trasformazione smart-tech dei linter di cotone (la corta peluria che avvolge i semi del cotone) materiale pre-consumo convertito attraverso un processo tracciabile e trasparente a ciclo chiuso. I tessuti sono tinti con “Smart Indigo”, una tecnologia di tintura indaco priva di sostanze chimiche che utilizza solo acqua, pigmenti indaco ed elettricità. Per il finissaggio, si fa uso della tecnologia a ultrasuoni “Eco Sonic™” che riduce notevolmente il consumo d’acqua, migliora l’aspetto del tessuto e controlla lo scolorimento. La procedura comprende anche l’utilizzo di NaturalReco, un  prodotto filmante privo di plastiche interamente realizzato con scarti di lavorazioni alimentari industriali che protegge il filato durante la lavorazione e ne favorisce l’incollaggio.

Insomma è in atto un cambiamento importante nel nostro settore. Attraverso un’imprenditoria consapevole e responsabile che investe nell’innovazione, il jeans si sta trasformando da semplice capo di abbigliamento a simbolo di una rivoluzione positiva nel mondo della moda. Ogni paio di jeans sostenibili racconta una storia di impegno ambientale, etica e speranza per un pianeta più sano e una moda che guarda al futuro con responsabilità.

Camilla Carrara è designer no-waste e founder del brand di moda sostenibile  Zerobarracento. Classe 1991, è laureata presso il Politecnico di Milano in Fashion Design e ha completato gli studi magistrali in Sustainability in Fashion presso Esmod Berlin nel novembre 2015. È guestspeaker in diverse scuole e università (Axis College, University of the Incarnate Word, Bocconi, 24Ore Business School e Polimoda Firenze) sui temi e valori dello zero-waste e le strategie di design.Dal 2021 è membro della giuria di Redress Design Award, il più grande concorso di fashion design sostenibile al mondo organizzato da Redress e attualmente collabora con C.L.A.S.S. Eco Hub come project coordinator.